Noi
ammettiamo che siamo irripetibili ed unici come tutte le cose d'altronde: è
profondamente giusto:ognuno è se stesso e sfugge a ogni categoria e
classificazione, è un’irriducibile, irripetibile singolarità
Tuttavia
sappiamo che non possiamo conoscere questa essenza irripetibile ed unica se non
in quanto essa ha caratteri comuni e generali. Noi conosciamo una persona per
le sue manifestazioni, non in se stessa.
Ad
esempio, il dolore: ogni uomo sente il dolore a modo suo. Ha una sua soglia e
sue caratteristiche: tuttavia io posso comprendere chi ha dolore solo e nella
misura in cui tale dolore può essere rapportata al concetto di dolore (
cioè al dolore in generale).
Questo principio
distingue la scienza moderna (galileiana) da quella antica: la seconda
infatti pretendeva di conoscere l’essenza delle cose da cui poi voleva
ricavare le proprietà: la prima invece ammette di non conoscere l'essenza (hipotesis
non fingo: non pongo ipotesi su cosa sia) ma conosco solo le sue manifestazioni:
io non so cosa sia la materia, l'energia, l'intelligenza ma posso
conoscere le leggi che le regolano.
Dal
che deriva che se io non classifico le persone in realtà non conosco niente di
loro: dobbiamo pur tenere presente che possiamo comprendere le persone (e ogni
cosa) solo inserendola in categorie e schematizzazioni: so che una certa
persona è una donna, un'italiana, una madre, una docente ecc. non conosco
"la persona" senza questi attributi categoriali. L'io è qualcosa che
non si esaurisce nelle sue caratteristiche ma in realtà senza le
caratteristiche non è conoscibile , resta un interrogativo, un mistero
insondabile. Un’astrazione insomma.
Diceva
Aristotele che del singolo non vi conoscenza se non in quanto partecipa
dell'universale.
Noi per
conoscere semplifichiamo e creiamo di modelli che valgono in generale ma per
nessuno in particolare Così, volendo spiegare le differenze, della realtà
finiamo con negarle.
Possiamo
dire che mettiamo delle etichette sulle persone
Ma le etichette
non sono solo necessarie nel supermercato: senza di esse il supermercato non
potrebbe funzionare. Ma tutto il nostro mondo è fatto di etichette, senza di
esse noi non riconosceremmo le cose e in concreto le cose per noi non
esisterebbero.
Il bambino
già da piccolo vuole il nome (etichetta) delle cose (namimg=nominare) perché solo
cosi gli oggetti escono fuori dall'indistinto caleidoscopio dei sensi e
assumono un significato e vengono riconosciute
E poi
se a un concepito mettiamo l'etichetta "bambino" non possiamo più
distruggerlo, se a un nato mettiamo l'etichetta " figlio mio", gli
dedichiamo la vita, se a un uomo mettiamo l’etichetta " nemico"
, lo uccidiamo.
Se in tasca
ho un "etichetta carta di credito" posso prendere tutto quello
che rientra nell’ambito della cifra che vi è scritto: un economista, De
Seta, sostiene che lo sviluppo economico dell'Occidente è dovuto
soprattutto al fatto che si è creato un mondo di etichette (modalità di
riconoscimento, di certificazione) che permette un’enorme quantità di
scambi.
Quando
diciamo che l'etichetta non basta per conoscere una persona vogliamo dire che
non basta una o poche etichette e che più etichette ci mettiamo più la
conosciamo.
In altri
termini la conoscenza di una persona (e di qualsiasi cosa) non è mai completa
e può essere sempre approfondita: il che significa pure che nulla poi noi
conosciamo in assoluto ma ogni cosa solo in parte.
| inviato da
dragoberto il 1/5/2008 alle 8:45 | |