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dragoberto
1 maggio 2008
UNICITA’ ED ETICHETTE

Noi ammettiamo che siamo irripetibili ed unici come tutte le cose d'altronde: è profondamente giusto:ognuno è se stesso e sfugge a ogni categoria e classificazione, è un’irriducibile, irripetibile singolarità

 Tuttavia sappiamo che non possiamo conoscere questa essenza irripetibile ed unica se non in quanto essa ha caratteri comuni e generali. Noi conosciamo una persona per le sue manifestazioni, non in se stessa.

 Ad esempio, il dolore: ogni uomo sente il dolore a modo suo. Ha una sua soglia e sue caratteristiche: tuttavia io posso comprendere chi ha dolore solo e nella misura in cui tale dolore può essere rapportata al concetto di dolore ( cioè al dolore in generale).

 Questo principio distingue la scienza moderna (galileiana) da quella antica: la seconda infatti pretendeva di conoscere l’essenza delle cose da cui poi voleva ricavare le proprietà: la prima invece ammette di non conoscere l'essenza (hipotesis non fingo: non pongo ipotesi su cosa sia) ma conosco solo le sue manifestazioni: io non so cosa sia la materia, l'energia, l'intelligenza ma posso conoscere le leggi che le regolano.

 Dal che deriva che se io non classifico le persone in realtà non conosco niente di loro: dobbiamo pur tenere presente che possiamo comprendere le persone (e ogni cosa) solo inserendola in categorie e schematizzazioni: so che una certa persona è una donna, un'italiana, una madre, una docente ecc. non conosco "la persona" senza questi attributi categoriali. L'io è qualcosa che non si esaurisce nelle sue caratteristiche ma in realtà senza le caratteristiche non è conoscibile , resta un interrogativo, un mistero insondabile. Un’astrazione insomma.

 Diceva Aristotele che del singolo non vi conoscenza se non in quanto partecipa dell'universale.

Noi per conoscere semplifichiamo e creiamo di modelli che valgono in generale ma per nessuno in particolare Così, volendo spiegare le differenze, della realtà finiamo con negarle.

Possiamo dire che mettiamo delle etichette sulle persone

 Ma le etichette non sono solo necessarie nel supermercato: senza di esse il supermercato non potrebbe funzionare. Ma tutto il nostro mondo è fatto di etichette, senza di esse noi non riconosceremmo le cose e in concreto le cose per noi non esisterebbero.

Il bambino già da piccolo vuole il nome (etichetta) delle cose (namimg=nominare) perché solo cosi gli oggetti escono fuori dall'indistinto caleidoscopio dei sensi e assumono un significato e vengono riconosciute

 E poi se a un concepito mettiamo l'etichetta "bambino" non possiamo più distruggerlo, se a un nato mettiamo l'etichetta " figlio mio", gli dedichiamo la vita, se a un uomo mettiamo l’etichetta " nemico" , lo uccidiamo.

Se in tasca ho un "etichetta carta di credito" posso prendere tutto quello che rientra nell’ambito della cifra che vi è scritto: un economista, De Seta, sostiene che lo sviluppo economico dell'Occidente è dovuto soprattutto al fatto che si è creato un mondo di etichette (modalità di riconoscimento, di certificazione) che permette un’enorme  quantità di scambi.

 Quando diciamo che l'etichetta non basta per conoscere una persona vogliamo dire che non basta una o poche etichette e che più etichette ci mettiamo più la conosciamo.

In altri termini la conoscenza di una persona (e di qualsiasi cosa) non è mai completa e può essere sempre approfondita: il che significa pure che nulla poi noi conosciamo in assoluto ma ogni cosa solo in parte.




permalink | inviato da dragoberto il 1/5/2008 alle 8:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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